Aldo Rossi TOP 15

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Il teatro è molto simile all’architettura perché riguarda una vicenda; il suo inizio, il suo svolgimento e la sua conclusione. Senza vicenda non vi è teatro e non vi è architettura. È anche commuovente che ognuno viva una sua piccola parte.

Aldo Rossi

 

  • Un maestro fuori-corso. Nel 1949 Aldo Rossi s’iscrive al Politecnico di Milano, laureandosi solamente dieci anni più tardi. Il giovane studente, infatti nel 1955 comincia la sua collaborazione con la redazione di Casabella-Continuità e già dal 1956 collabora come assistente sia nello studio di Ignazio Gardella, sia in quello Marco Zanuso.
  • La stoffa del docente. Nei primi anni dopo la laurea il maestro si misura con l’insegnamento e la carriera accademica; dal 1963 sarà assistente di Ludovico Quaroni alla scuola Urbanistica di Arezzo e poi di Carlo Aymonino all’Istituto di Architettura di Venezia.
  • Giovane autore di Best-seller. Nel 1966 sarà data alle stampe L’architettura della Città, divenuto subito un volume irrinunciabile per tutti i futuri architetti e non.
  • Rivoluzionario gentile. La visione che Aldo Rossi aveva della città e dei suoi sviluppi si potrebbe considerare in contrapposizione con quanto affermato fino ad allora da Le Corbusier. La sovrapposizione organica di epoche e stili percepita da Aldo Rossi sarà sviluppata in forme semplici, scenografiche, memorabili e contestualizzate.
  • Personaggi di un teatro eterno. Per Lui ogni edificio, ogni strada ed ogni oggetto erano attori nella scena del quotidiano. Le persone sono stimolate ad agire in un certo modo, proprio dalla presenza di questi attori inanimati.
  • Bruciare le tappe un passo alla volta. Anche se fin dai primi tempi dimostrò una preparazione ed una sensibilità fuori dal comune per le grandi dimensioni architettoniche ed urbane, il suo primo incarico da progettista fu una villa unifamiliare in Versilia.
  • Pensare e costruire l’eternità. La fama internazionale di Aldo Rossi maturò in seguito alla vittoria del concorso per l’ampliamento del Cimitero San Cataldo a Modena.
  • Non fare l’architetto, disegni come un muratore! Come ricordava lo stesso Aldo Rossi nei racconti della vita universitaria, un suo professore cercava di dissuaderlo da fare architettura, facendogli notare come i suoi disegni fossero più simili a quelli di un capomastro di campagna che a quelli di un tecnico laureando. Questa affermazione lo riempiva di gioia.
  • Il primo architetto Italiano a vincere il Premio Pritzker. Nel 1990 infatti, all’età di 59 anni fu il primo architetto italiano ad essere insignito del prestigioso riconoscimento internazionale, secondo alcuni “Il Premio Oscar dell’Architettura”.
  • Ha reinventato mezzo mondo. La sua brillante carriera lo ha visto protagonista delle trasformazioni urbane ed architettoniche non solo Italiane. Memorabile è il suo intervento  tra la Kochstraße e la Friedrichstraße a Berlino, così come la Torre Monumentale di Melbourne in Australia, oppure Casa Pocono Pines, in Pennsylvania, USA.
  • Dalla Caffettiera al Teatro. La fertile collaborazione tra l’architetto e diverse Design Houses come Alessi e Gruppo Molteni, ha prodotto oggetti come la caffettiera La Conica, oppure la poltrona Parigi e la caffettiera La Cupola. In quegli anni, precisamente nel 1985 vincerà il concorso per la ricostruzione del Teatro Carlo Felice di Genova, che terminerà insieme ad Ignazio Gardella nel 1992.
  • Architetto, regista, scenagrafo e saggista. Nel 1973 realizza il documentario “Ornamento e Delitto” per la triennale di Milano.
  • La ricerca della felicità. Nonosante i successi ed i riconoscimenti, nell’anima di Aldo Rossi albergavano gli spiriti della malinconia e dell’inquietudine. Era solito sottolineare come la pratica dell’architettura fosse uno dei modi di sopravvivere che l’umanità aveva elaborato nella ricerca di una futura stabilità e felicità.
  • Etichette…no grazie! International Style, Neoliberty, Post-Modern e Neonovecento… Aldo Rossi non può essere inserito in  una corrente o uno stile architettonico; le sue opere sono concrete ed ideali, sociali ed esclusive, poetiche e sarcastiche. In altre parole, sono squisitamente Umane.
  • La scomparsa dell’uomo ma non dell’idea. Il 4 settembre 1997 Aldo Rossi morì all’Ospedale San Raffaele di Milano dopo una settimana di ricovero in seguito ad un incidente stradale. “Vi fu chi lo accusò di monumentalismo, persino di fascismo e di storicismo stilistico (e in questo senso alcuni critici hanno erroneamente cercato di fare di lui un leader del postmodernismo) senza capire come egli abbia invece eroicamente assunto sulle sue spalle con la propria architettura tutto il peso delle contraddizioni della storia dell’ Europa”. Con queste parole commosse termina l’editoriale dell’amico e collega Vittorio Gregotti, pubblicato su Repubblica la mattina del 5 settembre 1997.
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