Le vele di Scampia saranno presto ammainate

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ULTIMA ORA

Ormai il dado è tratto.

Il programma di demolizione è pronto. Entro l’estate, secondo quanto affermato dal Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, sarà ammainata la prima delle tre vele A, C e D. Sarà abbandonata al suo destino di motore solitario della periferia nord la sola vela B; riqualificata con ingenti investimenti governativi, regionali e comunali, ospiterà un centro pubblico polifunzionale (Università ed amministrazione locale). Nel progetto di massima, inoltre, si prevede la costruzione di una nuova stazione metrò e la realizzazione di nuove aree verdi al posto degli edifici demoliti.

Non è una novità per il quartiere di Scampia. Il progetto iniziale di Franz di Salvo prevedeva la realizzazione, effettivamente avvenuta, di sette edifici. Le prime tre Vele furono abbattute già negli anni ’90 . Adesso è stato sviluppato ed approvato un progetto per abbatterne altre tre.

Un fallimento totale? Può una città complessa e vivace come la città Metropolitana di Napoli salvare solamente una delle strutture abitative più (tristemente) famose della penisola? Probabilmente la nostra società, governata ed educata da scelte politiche spesso dettate da interessi momentanei, di moda, non è più in grado di risolvere situazioni urbane complesse senza pretendere prima di farne tabula rasa.

Non si tratta solamente di quanti denari pubblici saranno spesi ne di quante migliaia di tonnellate di detriti dovranno essere smaltiti per rimediare a questo fallimento sociale. Il problema principale è l’incapacità di dialogo fra le istituzioni ed i cittadini. L’incapacità forse di analizzare le reali esigenze della popolazione civile che ha vissuto questi spazi durante tutti questi anni. Non si tratta solo di estetica ma di vero e proprio spazio della quotidianità.

Un colpo di spugna e via la camorra, via lo spaccio, via la violenza, via il disagio di numerose generazioni. Spazzati via anche i progetti, i sogni di riscatto e valorizzazione messi in campo quotidianamente da chi ancora crede in questo luogo.

L’ultima parola, comunque, non spetta a noi ma spetta ai nostri figli.

 

LA STORIA

Sono nate dalla mente e dalla penna dell’ architetto Francesco di Salvo, palermitano di nascita ma napoletano d’adozione. Servivano a rispondere ad un esigenza abitativa vorace, che sul finire degli anni ’60 ha modificato profondamente il paesaggio della nostra penisola.

Ad oggi versano in una profonda condizione di degrado materiale, funzionale e purtroppo anche sociale. La cronaca e la filmografia hanno indagato profondamente questi spazi: le “vele” sono state  teatro di crimini, sopprusi e disperazione ma anche di storie felici, complicate magari dal contesto, ma eroiche nella loro determinazione.

Questo teatro sta per chiudere.

 

 

Entro l’estate, così come annunciato ieri dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris, verranno abbattute tutte le strutture tranne una, che rimarrà come sede di uffici istituzionali.

Bisogna ricordare una cosa però. Le “vele” di Napoli non sono le uniche “vele” in calcestruzzo presenti sul nostro pianeta. La tipologia edilizia messa in campo dal di Salvo è infatti nota come quella dell’edificio “a tenda“.

Le sorti dei progetti gemelli sono diverse come diversi sono gli scenari. Pensiamo per esempio al Villaggio Olimpico di Montreal, probabilmente ispirato all’opera dell’architetto palermitano.

A Montreal, vuoi la diversa conformazione urbana, vuoi il diverso contesto di nascita e sviluppo della struttura, l’edificio dopo le manifestazioni olimpiche del 1976 risulta ancora in buono stato di conservazione ed utilizzo.

 

 

Altro esempio è l’ Hotel Marina Baie des Agnes tra Nizza ed Antibes. Una versione “distesa” e affacciata sulla baia degli Angeli. Un contesto geografico del tutto differente dalla piana a nord-est del capoluogo campano dove sorgono “le vele”.

 

 

La forma “a tenda” o a “vela” è stata declinata in almeno tre diversi scenari, e l’Italia si prepara a perdere il suo. Per quanto i sostenitori di un certo brutalismo possano ormai disperarsi al pensiero di rinunciare ad un’opera così significativa, resta però evidente l’emergenza sociale che in questi luoghi si è generata proliferando.

Le vele di Scampia non hanno avuto una sorte felice e prospera come le loro “gemelle diverse” ma sono comunque la parte centrale della storia e della tradizione di un territorio urbanisticamente molto giovane, che ha dovuto crescere troppo in fretta per poter competere con le sue necessità, ma che alla fine si è arreso alla sua stessa voracità.

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