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DISORDINE20

Incredibile ma vero… Durante la pandemia che ha colpito tutto il pianeta, il cantiere del Ponte per Genova è andato avanti, mentre quello della ricostruzione del centro storico dell’Aquila si è fermato.

Premesso che in quanto genovesi siamo orgogliosi del risultato eccezionale raggiunto dalla nostra città, ci stupisce che non sia ancora risolta l’emergenza che 11 anni fa ha messo in ginocchio il centro Italia.

Vero è che si tratta di due situazioni di partenza molto diverse tra loro.

Un ponte è un’infrastruttura, determinata e determinabile, che secondo un certo punto di vista risulta piuttosto banale da gestire rispetto al centro storico di una qualsiasi città italiana; la stratificazione di epoche, stili ed abitutdini che ha generato nei secoli l’immagine di questi luoghi non è così semplice da replicare, integrare, sostituire.

Bisogna anche dire che il clima di emergenza dentro al quale si muovono queste situazioni è alimentato dall’attezione mediatica e per quanto riguarda la splendida cittadina abruzzese, negli anni, questo interesse è andato velocemente a diminuire.

Questo disinteresse non solo colpisce i manufatti che costituiscono uno dei più affascinanti agglomerati urbani d’Italia, ma soprattutto danneggia i cittadini aquilani, costretti a vivere in ripari di fortuna da molti anni, e chissà per quanto tempo ancora.

Consapevoli quindi che le due realtà non sono esattamente paragonabili, vi proponiamo ugualmente la nostra riflessione.

Avete presente il Cretto di Gibellina dell’artista, pittore e medico Alberto Burri? Esattamente il contrario!

 

Una ricostruzione può essere sostenibile in termini di tempi e di costi?

Abbiamo immaginato AQUILAND, un vero e proprio parco a tema sismico. (clicca sull’immagine per ingrandire la piantina)

PIANTINA AQUILAND

Al suo interno è possibile accedere in assoluta sicurezza e vedere con i propri occhi che cosa vuol dire vivere la tragedia del sisma.

Un luogo dove turisti paganti posso immergersi nelle vie del centro storico, visitando le rovine e prendere consapevolezza della fragilità che caratterizza la condizione umana, armati di caschetto e scarpe antinfortunistiche. Si potranno allestire dei laboratori, nei quali mostrare e spiegare le strategie fino a qui adottate per contenere il cedimento strutturale di molti edifici oppure, attraverso la realtà virtuale, riuscire a dare una visione di cosa succederà nell’immediato futuro.

Un museo/cantiere a cielo aperto, nel quale si può riflettere, osservare e fare esperienza diretta di quello che un disastro simile può rappresentare per la società civile.

Tutti gli introiti derivanti da questa attività potrebbero essere destinati ad una ripartenza “sostenibile”, pensando ad un progetto di ricostruzione per lotti per permettere alle persone che quel centro storico lo hanno vissuto e dentro al quale hanno lasciato gli anni migliori della loro vita, di tornare alla normalità in tempi meno dilatati. Questi luoghi potranno essere visitati più di una volta, per seguire la ricostruzione e vederne i suoi sviluppi.

vista aquiland2

Per quanto possa sembrare una soluzione assurda e al limite dell’ordinario, riteniamo che possa rappresentare una strada fino ad oggi inesplorata e ricca di potenzialità: su tutte la possibilità di rivitalizzare quei luoghi che oggi, oltre a mostrare i segni della tragedia tellurica, portano anche il peso di tanti anni di abbandono. Dove sono ancora poche le attività commerciali, che per motivi di sicurezza oppure di poco “passaggio” faticano a tirare avanti e a vedere un futuro migliore.

Ad oggi la cifra investita nella ricostruzione è nell’ordine di grandezza di una decina di miliardi di euro; una quantità di denaro simile al PIL del Mozambico nel 2017. Fuori da ogni polemica, ci sembra che qualcosa non abbia funzionato a dovere in questi anni, se dopo tutti questi “sforzi” buona parte della città e delle frazioni sono ancora ferme alla notte del 6 aprile 2009.

Il tema è spinoso, ma sicuramente stimolante e le argomentazioni tortuose meriterebbero di essere approfondite. Per questo chiediamo a Voi, architetti del presente e del futuro, se questo scenario potesse concretizzarsi, sarebbe spaventoso oppure proficuo?

L’Aquila #tieniDURO

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