Food design: l’esperienza del gusto

ARCHITETTI&CIBO

Cos’è il Food Design?

La traduzione letterale parla chiaro: Progettazione del Cibo.

Dal 2002, data dei primi progetti sul cibo avvenuti in Francia, arrivando in Italia  con l’industrial designer Paolo Bacchella che crea e registra il marchio FoodDesign nel 2008, è maturata l’idea che il food design sia uno specifico ambito della progettazione al quale vengono associate analisi sociologiche, antropologiche, sensoriali e culturali.

Alla diffusione delle teorie hanno contribuito una combinazione di fattori fra le innovazioni tecnologiche ed una maggior attenzione al pianeta cibo, coadiuvate dall’importanza e dalla persuasività della comunicazione.

 

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Quali sono le caratteristiche di un progetto di food design?

  •  Interazione fra l’uomo e la tecnologia (ergonomia)
  • Studio del corpo umano nella sua totalità (antropometria)
  • Fruibilità e semplicità, tralasciando l’estetica (accessibilità)
  • Offerta di un servizio completo alle persone (utilità)
  • Se un progetto non è attuabile, non ha motivo di essere sviluppato (producibilità e riproducibilità)

Ed ecco che si apre il dibattito sull’utilità del food design. Da una parte i tradizionalisti, indignati dall’idea di rielaborare la cara vecchia cucina e dall’altra i curiosi innovatori, coloro che sperimentano guidati dalle nuove tecnologie alla ricerca di nuovi  modi di proporre il cibo ed i suoi sapori.

 

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Alla luce di ciò sorge spontanea la domanda: a cosa serve il food design???

Nel mezzo di progetti di eating design, di food experience o di atti alimentari, il settore maggiormente interessato è sicuramente la pubblicità, che cerca continuamente soluzioni originali ed innovative per proporre i prodotti; ad esempio lo studio per la realizzazione del packaging.

Il lato creativo di questa dottrina, se così si può definire, è sostenuto da vari chef stellati, che si sono cimentati in particolari incroci fra innovazioni tecnologiche e creatività in cucina, avvicinando di molto la cucina all’arte. Così spesso troviamo mostre ed esposizioni di arte contemporanea interamente dedicate al food desing come ad esempio  “il caviale di melone” di Ferran Adrià e “le lenti a contatto di caffè” del più conosciuto Carlo Cracco.

 

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Ma questa innovativa teoria riveste un ruolo principe anche in campo manageriale. Consulenti per le aziende di ristorazione, i food desinger, hanno il compito di aiutare nello studio della composizione dei piatti e di scegliere il corredo più adatto (tovaglie, tovaglioli, bicchieri, posate, piatti, etc…) esattamente come un architetto si dedica alla progettazione della struttura e degli interni del locale affinchè risultino accoglienti e capaci di preparare il cliente all’esperienza con il cibo.

Dove si impara tutto ciò?

Esistono svariati corsi di Food Experience Design in Italia, come alla Scuola Politecnica di design di Milano ed allo I.E.D. di Roma; sempre a Roma esiste un corso organizzato dalla ItalianGeniusAcademy, e da febbraio 2016 è iniziato un master in food design organizzato da IULM.

A voi il giudizio!

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